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Decreto lavoro - La filosofia del provvedimento è vecchia, contraddittoria, e inadatta a modificare l’andamento negativo del mercato del lavoro.Serve di più.

26/07/2013

 “Certe acrobazie sono soluzioni confuse o, peggio, furbizie per cogliere alcune specifiche realtà aziendali. Succede che il decreto legge in materia di lavoro che sta esaminando il Senato individua tra le categorie di lavoratori giovani e svantaggiati quelli meno qualificati, privi di diploma anche professionale, e, con una bizzarria, anche quelli che vivono soli con persone a carico. Un paradosso, quasi inspiegabile. In ogni modo una rarità.
La filosofia del provvedimento è vecchia, contraddittoria, e inadatta a modificare l’andamento negativo del mercato del lavoro. Da una parte si interviene con incentivi alle imprese per ogni lavoratore assunto a tempo indeterminato, dall’altra si rendono ancora più flessibili le tipologie contrattuali a termine e atipiche, aggravando ulteriormente la precarizzazione del rapporto di lavoro. I tirocini formativi e di orientamento passano da strumento di crescita professionalizzante a favore del tirocinante, ad una modalità di lavoro quasi gratuito a favore dell’impresa o della pubblica amministrazione. Così si sviluppa ancora di più la presenza dei precari nel pubblico impiego.

Si usano vecchi strumenti adatti ai periodi di crescita della produzione e dei consumi, in una fase di violenta contrazione dell’una e degli altri. Se i dati diffusi da “Union Camere” sono veri, con questi sistemi, andando bene si potranno forse realizzare circa 50/60 mila assunzioni a fronte di una nuova perdita di posti di lavoro pari a 250 mila unità. Un saldo -200.000.

Per questo serve ben altro. Serve investire sull’ istruzione e la formazione, premiare chi ha investito sulla propria preparazione. Serve una vera semplificazione delle tipologie contrattuali, un investimento robusto in politiche attive del lavoro. Serve rigettare la tentazione di neo-centralismo nella programmazione e realizzazione degli interventi economici e rilanciare lo sviluppo locale, la valorizzazione delle vocazioni produttive dei luoghi. Serve un sistema decentrato ed adeguato di sostegno al lavoro suscettibile di trasformarsi in nuova impresa, innovativa sul piano tecnologico e sui prodotti. “