Attivitą legislativa

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LEGGE ELETTORALE, TANTI GRAVISSIMI DIFETTI.

30/01/2014

 Legge elettorale. Oggi approda in aula alla Camera dei Deputati. Togliamoci il problema e pensiamo a chi non lavora e a chi lavora con retribuzioni misere. Pensiamo alle nostre imprese, a quelle piccole e medie che vogliono produrre e costruire ricchezza per l’intera comunità, in stretto collegamento con i territori. Pensiamo agli anziani che faticano a superare il mese con pensioni da fame e ai giovani che hanno diritto ad un futuro indipendente.

La proposta in campo ha pochi pregi e tanti gravissimi difetti. Promette di essere una riforma complessiva del sistema istituzionale ma allo stato è solo una legge elettorale, che non supera neppure il bicameralismo perfetto. E’ frutto di un accordo extra-parlamentare, di un patto tra pochi, anzi tra pochissimi. Questo rappresenta una sostanziale violazione dell’agire costituzionale e l’apice della degenerazione del dibattito e della partecipazione politica. Ciò nonostante non intendo gridare allo scandalo o fare ostruzione in Parlamento. Perché noi dovremo accettare la sfida e cambiare in meglio la proposta. Perché si faccia in fretta e in fretta ci consenta di superare questo Governo delle piccole grandi anomale e dannose intese, andando a votare nel più breve tempo possibile.

Ogni ragionamento su questa questione, però, non può non partire dai numeri del popolo elettore e dagli andamenti sulla affluenza alle urne. Diversamente la discussione diventa astratta o peggio strumentale. Nelle elezioni politiche del 2013 l'affluenza al voto per la Camera dei deputati è stata pari al 75,19% degli aventi diritto al voto (Elettori: 46 905 154 – Votanti: 35 271 541), per il Senato hanno votato il 75,11% degli italiani aventi diritto, ovvero circa 31 milioni e 750 mila votanti a fronte di 42.270.824 di elettori; una tendenza all’astensionismo progressiva e in aumento e che interessa anche le elezioni locali e regionali.

Per questo è un chiaro elemento negativo la scarsa percentuale richiesta per accedere in caso di vittoria alla distribuzione del premio di maggioranza che consentirà di conquistare – secondo il testo ancora oggi valido 340 seggi dei 617 disponibili, al fine di assicurare la governabilità, almeno formale. Su questo dato, infatti, si gioca una parte importante della qualità democratica del sistema elettorale. il 35/37 % dei voti validi (si vedrà a legge approvata la vera percentuale), in un quadro di progressivo astensionismo e di fronte ad una scomposizione almeno tripolare del panorama politico/partitico, consentirebbe ad una coalizione/partito di governare il Paese con meno del 25% di effettivo consenso, anche contro la volontà del 75% della popolazione. Insomma si legittima il governo della minoranza, in evidente contrasto con i principi cella Costituzione Repubblicana.

Tutto ciò, insieme alle liste bloccate, ovvero la impossibilità di scegliere il proprio rappresentante con il voto di preferenza, è il limite più pesante della proposta Renzi/Berlusconi, incapace di rilanciare l’autorevolezza della rappresentanza politica, di corrispondere pienamente alle sollecitazioni della Corte Costituzionale, e che rischia, in modo decisivo, di produrre un parlamento debole, comunque, ostaggio di ristrette segreterie di “partiti”, sempre più espressione di ambienti circoscritti o peggio di singole personalità accentratrici e autoritarie.

Le soglie imposte per la rappresentanza politico-parlamentare del 4.5 % per i partiti coalizzati non sono invece, a mio avviso, una tragedia democratica. Tanto meno per una sinistra vera, capace di responsabilità di governo e di relazione positiva con l’intera comunità. Con il lavoratori, le loro rappresentanze sociali, il sistema dei produttori e degli onesti operatori economici. Con il mondo della cultura e della solidarietà attiva e del volontariato. Le soglie troppo esigue di fatto favorirebbero la creazione di minuscoli partiti, facilmente controllabili da dirigenze ristrette e auto –referenziali. Deve invece essere salvata una costruzione bipolare del sistema parlamentare con coalizioni partecipate e rappresentative della articolata sensibilità politica.

Accettare la sfida per andare avanti. Con un paese più forte, riformato dove serve. Dobbiamo occuparci presto della inefficienza delle amministrazioni pubbliche, della invadenza della mala-burocrazia, della eccessiva produzione di norme, spesso ridondanti, e soprattutto di rilanciare economia e lavoro, di tutelare e sviluppare i diritti dei cittadini, di liberare la forza creativa dei nostri giovani.