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La nostra idea di progetto di sviluppo – La Sardegna studia, ricerca e sperimenta per la rinaturalizzazione degli elementi essenziali per la vita.

12/10/2014

 In queste ore è stato presentato dalla Giunta Regionale il PRS. Leggerò con attenzione quanto prodotto dall’Amministrazione Regionale. Lo sviluppo della Sardegna riguarda tutti i sardi. Oggi soprattutto, con un sistema industriale e produttivo in collasso, con disoccupazione e povertà che crescono, una crisi sociale esplosiva. Per questo intendo, insieme a tutti i compagni di SEL e esponenti delle altre formazioni politiche della coalizione, assumere la responsabilità piena della proposta, aiutare a promuovere una ampia discussione e una modalità nuova di verifica sociale dei risultati raggiunti.

Come è noto infatti all’atto della presentazione e della approvazione i documenti di programmazione appaiono in grado di risolvere ogni problema. Purtroppo il monitoraggio della attuazione dei programmi è scadente, poco trasparente e i risultati ottenuti sono di norma assai distanti dalle promesse fatte e dalle speranze suscitate. Noi rilanciamo i contenuti a suo tempo proposti con i progetti di legge presentati in Parlamento e in Consiglio Regionale ai sensi dell’articolo 13 dello Statuto rispettivamente sottoscritti da Cogodi/Migliore e Uras/Sechi. La proposta va oltre lo strumento normativo di riferimento utilizzato e forse necessita di qualche aggiornamento. A nostro avviso, mantiene inalterato il suo valore innovativo, anzi in ragione del processo di compromissione planetaria dell’ambiente, rappresenta una buona base in previsione della nuova frontiera del lavoro e della produzione quella che, in questa proposta, è definita della “rinaturalizzazione” ovvero del risanamento integrale dei fattori naturali “(terra, acqua, aria, habitat, patrimonio animale e vegetale). In tutto il mondo è urgente agire per salvare il “pianeta” dalla progressiva e – ad oggi – apparentemente inarrestabile compromissione dell’ambiente. Obiettivo “salvare la vita”.

Mentre scrivo queste righe in Liguria una nuova bomba d’acqua stravolge il territorio in dissesto. Territorio italiano ormai profondamente violato e ferito. Mentre scrivo, gli aeroporti del mondo sono sottoposti alle verifiche di emergenza sanitaria per il diffondersi della ennesima epidemia che si sviluppa nelle regioni del mondo devastate dalla più acuta povertà. Forse serve riflettere su questo. Ognuono di noi ha il dovere di schierarsi e di fare la propria parte.

La nostra idea

“L'articolo 13 dello Statuto speciale per la Sardegna, di cui alla legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3, recita: "Lo Stato col concorso della Regione dispone un piano organico per favorire la rinascita economica e sociale dell'Isola". La predetta disposizione rappresenta il più alto riconoscimento formale della "questione sarda", come "questione nazionale", comportando due differenti livelli di responsabilità istituzionale ascrivibili allo Stato e alla Regione. L'iniziativa statale (attribuita al Parlamento e al Governo) si svolge, da un lato, nella predisposizione e nell'approvazione di un piano organico di interventi finalizzati di carattere legislativo, di ordine finanziario e organizzativo. Quella regionale si concreta, dall'altro lato, nell'analisi delle esigenze, nell'individuazione degli obiettivi, nel dimensionamento delle dotazioni finanziarie e strumentali, nella definizione e nella gestione delle fasi di attuazione. In forza della disposizione di rango costituzionale lo Stato è il soggetto istituzionale principalmente obbligato alla promozione e al sostegno dell'intervento in favore dell'Isola sarda. Tale adempimento si esercita con il concorso della Regione, perciò in una condizione di leale collaborazione, di vincolo pattizio finalizzato che oggi può definirsi di federalismo solidale. L'intervento partecipato Stato-Regione ha carattere di piano organico, quindi di intervento a carattere generale ancorché non esclusivo né esaustivo, ma comunque rivolto ai molteplici fattori dello sviluppo economico e sociale. Il piano ha la finalità di favorire, quindi di sostenere, il progetto complessivo di sviluppo qualificato (rinascita) e perciò si esercita in coerenza con il Programma regionale di sviluppo (PRS) di cui all'articolo 2 della legge regionale n. 11 del 2006. Il contenuto e l'obiettivo della rinascita si sostanziano in un miglioramento della qualità della vita economica e civile che la comunità regionale, attraverso le istituzioni democratiche, determina in ragione della sua esistenza. La rinascita deve essere contestualmente economica e sociale, pertanto a valenza qualitativa sia dei processi di sviluppo, sia delle condizioni generali di vita di tutta la popolazione. La Regione destinataria di questi interventi è "l'Isola", vale a dire la Sardegna, una specifica parte del territorio nazionale configurata, oltre che dalla dimensione istituzionale e comunitaria di popolo insediato nel territorio, anche dalla specificità geografica (l'insularità, appunto). Tale specificità geografica, rilevante nella norma costituzionale, richiama il permanente divario di sviluppo con le altre regioni italiane ed europee, in relazione all'esclusione oggettiva della Sardegna dalla continuità delle principali reti di comunicazione, trasportistiche ed energetiche - soprattutto relative alle fonti pulite, a minor tasso di inquinamento e a minor costo - nazionali e continentali. L'integrazione con i sistemi di comunicazione e dei servizi richiede una adeguata politica italiana ed europea per le isole, capace di considerare lo svantaggio derivante dall'inaccessibilità di risorse disponibili solo in ambito continentale e dalla necessità permanente di ridurre gli effetti negativi dell'isolamento fisico. La connessione del sistema dei trasporti locali con quelli nazionali e continentali deve essere quindi trattata come un obbligo verso i cittadini sardi da parte dei diversi livelli istituzionali (Unione europea, Stato, Regione, autonomie locali) in ragione delle rispettive competenze. La condizione di insularità non solo legittima la permanente validità dell'articolo 13 dello Statuto speciale per la Sardegna, ma rende sempre attuale il tema cui esso allude. Gli elementi richiamati configurano un obbligo giuridico in attuazione di una specifica norma costituzionale, ma anche un interesse nazionale, a sostegno di una strategia di sviluppo di qualità propria e nuova, da promuovere in favore della Regione-Isola Sardegna.

 

Peraltro, tutto ciò implica una complessiva valenza di straordinarietà degli interventi e di coordinamento sinergico da parte di tutti i poteri pubblici necessariamente intervenienti e una definizione dell'intervento attuativo selettivo e strategico rispetto alla previsione costituzionale più complessiva (sviluppo equilibrato e socialmente qualificato, repubblica delle autonomie, sistema partecipativo, autonomia speciale della Sardegna). Nelle precedenti esperienze storiche l'iniziativa dello Stato e il concorso della Regione sono stati principalmente finalizzati alla realizzazione di modelli organizzativi dell'economia e della società già esistenti nelle regioni a più alto tasso di sviluppo. Ciò con l'obiettivo prevalente di allineare il sistema produttivo della Sardegna alle scelte produttive delle regioni più industrializzate del Paese. Si rinunciava, cosi, sostanzialmente, a perseguire il superamento del divario di sviluppo esistente, in tale modo mantenendo una prospettiva di inserimento comunque subalterno nel permanente processo di sviluppo duale tra nord e sud d'Italia e d'Europa. Persiste ancora oggi, in alcune recenti produzioni normative, l'idea che la risposta alla domanda di rinascita possa risiedere nella trasposizione dei più attuali e prevalenti modelli di crescita economica fondati sulla competitività di prezzo, sull'iperflessibilità del lavoro (con conseguente riduzione dei diritti e precarizzazione delle condizioni di vita delle lavoratrici e dei lavoratori), sul consumo, ritenuto inevitabile, di territorio e ambiente. Una siffatta impostazione va interamente rovesciata: per superare le condizioni di svantaggio, al contrario, bisogna individuare le vocazioni produttive più naturali dei luoghi e i percorsi più originali di sviluppo proprio. La più attuale lettura dell'articolo 13 del citato Statuto speciale per la Sardegna suggerisce la scelta netta di perseguire nel tempo intermedio due sostanziali azioni generali: una sul versante dell'innovazione economica (processi e prodotti di assoluta qualità ambientale) e una sul versante dell'innovazione sociale. Perciò, le azioni essenziali da affidare allo specifico intervento del citato articolo 13 possono oggi delinearsi nel progetto di rinaturalizzazione dell'Isola attraverso il risanamento integrale dei fattori naturali (terra, acqua, aria, habitat, patrimonio animale e vegetale) e nel contrasto alla desertificazione. Il modello di sviluppo che sottende al progetto di rinaturalizzazione deve basarsi su elementi imprescindibili, relativi alla partecipazione attiva delle comunità locali, alla valorizzazione delle pratiche tradizionali, all'innovazione coerente con la qualità ambientale dei processi non meno che dei prodotti, alla costruzione di canali di commercializzazione dei beni di qualità, attraverso il ricorso a progetti per l'ecocertificazione e l'ecolabelling.

 

La "democrazia ambientale" comporta la partecipazione democratica dei singoli e delle comunità alla definizione del modello economico-sociale di sviluppo, azioni positive di inclusione e di coesione sociale, risposte coerenti alla domanda di lavoro buono, di occupazione produttiva, di studio, di ricerca, di formazione. Perciò, il piano di risanamento dovrà essere definito nelle sue modalità e priorità attraverso un processo partecipativo, secondo i criteri più elevati riconosciuti a livello internazionale, da Agenda 21 alla Carta di Aarhus, sulla partecipazione pubblica. L'elaborazione del piano dovrà essere svolta attraverso il coinvolgimento dei vari soggetti istituzionali, a livello regionale e locale, delle parti sociali, dei movimenti, delle associazioni, dei comitati. L'ampio processo consultivo dovrà essere promosso dalla Regione su tutto il territorio della Sardegna secondo i principi e le pratiche del bilancio partecipativo. La dimensione sociale del piano proposto risulta soprattutto evidenziata dalla necessaria applicazione di lavoro qualificato e stabile che deriva dalla gestione degli interventi, dallo studio, dalla ricerca delle nuove produzioni di qualità, dall'organizzazione funzionale e produttiva di tutte le attività connesse. Tutti elementi utili per ridefinire un autentico piano straordinario per il lavoro. Sotto questo profilo il Piano di rinascita della Sardegna propone un contributo fattivo alla attuazione concreta del precetto dell'articolo 4 della Costituzione. Esso invita a realizzare l'obiettivo della piena occupazione attraverso l'esplicazione di tutte le capacità e disponibilità di studi e di lavoro, di applicazione produttiva, di esercizio di una funzione sociale in modo tale da garantire il coinvolgimento nel progetto di tutta la comunità isolana. Nell'idea e nella pratica della rinascita deve essere riconosciuto e deve riconoscersi tutto il popolo sardo (residenti ed emigrati); deve cessare e deve essere invertita la tendenza allo spopolamento delle aree interne dell'Isola che costituisce l'effetto più negativo dell'impoverimento materiale e che rappresenta la causa di un ancora peggiore processo di impoverimento culturale e umano (nuova emigrazione intellettuale e giovanile). La Regione autonoma della Sardegna ha approvato leggi innovative e impegnative in materia di assetto del territorio, di pianificazione paesistica e di tutela ambientale (Piano paesaggistico regionale). La normativa paesistica stabilisce con chiarezza anche il senso dello sviluppo economico di qualità nuova, cui pensare e per cui agire. E evidente che la scelta di campo operata dalla Regione in materia ambientale non può che essere sorretta, in modo coerente e adeguato, da corrispondenti misure di carattere economico e sociale. E ciò vale ovviamente per la Regione stessa, ma anche per lo Stato unitario di cui la Regione è parte e per l'Unione europea entro cui la Regione si colloca. Peraltro, dovrebbe essere massimamente apprezzato e sostenuto il contributo originale, coraggioso e deciso che la Sardegna offre di dare al progetto di salvaguardia generale dell'ecosistema e della biodiversità su scala mondiale, anche alla luce del recente rapporto Living planet report 2006 che calcola all'anno 2050 il possibile tracollo delle risorse vitali per l'umanità, qualora non intervengano misure decise di inversione di tendenza nel consumo del territorio, dell'ambiente e dei connessi beni naturali essenziali. E di tutta evidenza che ciò implica un'azione complessiva e decisa a livello mondiale, ma è utile che chi vuole possa inaugurare un nuovo e alternativo progetto di sviluppo.”